Charity Night - Serata evento 30 novembre 2002

30 novembre 2002, in occasiane della giornata mondiale per la lotta all'AIDS

Arriviamo alle sette all’Auditorium ancora deserto. I bellissimi bodyguards all’entrata ci fanno passare senza nemmeno una minima perquisizione (che peccato!). La Sala Sinopoli è ancora vuota. I musicisti provano sul palco e noi armati di videocamera e microfono ci addentriamo nei camerini per fare qualche domanda ai VipS! Tanta era l’emozione che non ho chiesto nemmeno un autografo. Scoprire i volti di personaggi famosi decisi nella loro solidarietà e partecipazione mista all’imbarazzo per il ruolo assegnatomi, rende quelle prime ore precedenti lo spettacolo elettrizzanti!

Sono rimasto affascinato dall’eleganza di Maria Rosaria Omaggio, dalla disarmante bellezza di Alessandro Safina, dalla semplicità e schiettezza di Massimo Di Cataldo e di Mariella Nava, dalla professionalità e sincerità di Giovanni Anversa e persino dalla irriverente e stizzita diplomazia di Francesca Reggiani. Peccato non aver avuto la possibilità di avvicinare gli altri partecipanti.

Avrei voluto chiedere per esempio ad Amedeo Minghi se viaggia sempre accompagnato da quel fanclub di truccatissime casalinghe, entrate nella sala un minuto prima dell’esibizione e sgattaiolate fuori emozionate, sudate e con qualche foto-feticcio da mostrare dal parrucchiere dopo l’inchino del loro divo. Avrei voluto chiedere alla De Laurentis quanto spende in fondotinta e cipria e a Greg dove avesse preso quelle raccapriccianti scarpe verde pistacchio. Avrei voluto stringere la mano all’illustre dottor Aiuti e chiedere a Marzullo perché ha passato tutta la serata spalmato al muro cercando di importunare l’hostess che passava per caso sotto i suoi tentacoli. Avrei voluto, l’ammetto, perdermi fra le braccia di Safina e chiedergli, soprattutto, perché era in compagnia di quell’uomo impomatato e imbellettato come un novello Eduardo Palomo di Cuore Selvaggio e da quella finto-biondo tinta stangona di un metro e novanta, invece che del sottoscritto! Avrei voluto veder partecipare qualche politicante per strappargli una promessa (e parti intime del corpo, successivamente, se non provvedeva a mantenerla). Avrei voluto abbracciare ogni uomo, ogni donna, ogni persona presente in quella sala per dire “io ci sono”!

Vorrei un giorno venire a sapere che l’AIDS non è esiste più. Ma questo non è un rimpianto, ma una speranza. E visto che finché c’è vita c’è speranza, spero di poter vivere abbastanza per poter mettere un giorno la parola FINE al pregiudizio, all’ignoranza e alla mancanza di diritti civili che vengono negati ai sieropositivi come a molte altre realtà di questa nostra società.