CLAUDE MONET E GLI ANNI BRILLANTI DELL’IMPRESSIONISMO

23.03.16

CLAUDE MONET  E GLI ANNI BRILLANTI DELL’IMPRESSIONISMO

Nel pomeriggio di domenica 20 marzo 2016 si è tenuta presso la sede del Dì Gay  Project la seconda conferenza pubblica di storia dell’arte moderna, a cura di Loredana Finicelli, storica dell’arte, sugli anni brillanti dell’Impressionismo considerato dalla critica la radice dell’arte moderna. 

Nell’introduzione della kermesse, la presidente dell’associazione, Maria Laura Annibali, si è detta fiera di poter ospitare tale evento artistico perché convinta da sempre che l’arte è uno strumento formidabile per  veicolare idee e concetti sulla bellezza in generale e sulla libertà delle persone.

Dopo l’inquadramento del periodo storico che coincide con quello del Positivismo, corrente di pensiero che crede nella scienza e nella tecnica – parametri, questi ultimi, che in quel contesto invadono il mondo dell’arte – le opere illustrate vertono sulla figura di Claude Monet (Parigi, 14 novembre 1840 – Giverny, 5 dicembre 1926), pittore francese, considerato il padre dell’Impressionismo.

L’esposizione delle diapositive su dipinti del Monet ha offerto l’occasione per esporre i principi cardine dell’Impressionismo che vanno dall’analisi del paesaggio a cogliere l’impressione dello stesso, ad analizzare la percezione delle cose, alla rappresentazione della visione nella luce stessa che viene raffigurata, all’uso dei colori puri e dei contrasti, al concetto del paesaggio en plein air (all’aria aperta), all’affacciarsi delle ombre colorate, alla perdita del disegno in senso classico e al raffigurare la c.d. vie moderne.

Il periodo della formazione di Monet, sottolinea la Finicelli, coincide con quella che può essere definita la “fase naturalista”, durante la quale conobbe il pittore Eugène Boudin, il suo vero primo maestro, che gli insegnò “come ogni cosa dipinta sul posto abbia sempre una forza, un potere, una vivacità di tocco che non si ritrovano più all’interno dello studio”, indirizzandolo in questo modo alla pittura del paesaggio en plein air e inculcandogli il concetto che bisogna rimanere fedeli all’impressione primitiva nel momento in cui si va a dipingere.

La carrellata dei numerosi dipinti proiettati dalle diapositive ha reso l’idea di un artista poliedrico nella ricerca degli elementi della natura che diventano soggetti delle sue opere, dall’acqua al vento, cogliendo in tutto ciò il fluire della natura e una rappresentazione di questo fermento artistico la si può cogliere nell’opera “Impressione, levar del sole” (1872), dove la raffigurazione dell’alba è tale da rendere il quadro che la contiene come tipico dell’Impressionismo, stando al giudizio dei critici. E la storica dell’arte fa notare che la tendenza raffigurativa dell’artista era già presente in un’opera precedente, risalente al 1870 quando Monet è a Londra e si cimenta nella “Veduta del Parlamento”, da cui emerge chiaramente un’immagine visionaria del Parlamento inglese, che è allo stesso tempo rivoluzionaria rispetto ai canoni classici.

Ma l’attenzione della sala, tangibile dalle reazioni dei partecipanti, si manifesta in tutta la sua pienezza nel momento in cui viene illustrata la diapositiva raffigurante l’opera “I papaveri” (1873, Museo d’Orsay), in cui l’artista cerca, con uno sforzo da considerare riuscito, di cogliere il fluire del vento, la c.d. brezza e di raggiungere un livello di luminosità altissimo, una raffigurazione che nel suo pensiero – come ricostruito dalla critica – corrisponde al fluire della vita moderna, nuova condizione dell’uomo in quel momento storico.

La maratona espositiva rimane leggera da seguire in tutto il suo percorso e consente di focalizzare date importanti come quella del 1874, anno in cui viene allestita la prima mostra degli Impressionisti e Monet va a vivere ad Argentueil dove utilizza un battello come studio per dipingere, battello immortalato in un dipinto da lui realizzato, in merito al quale E. Zola arriva ad affermare: “In lui l’acqua è viva, profonda e vera”.

Data la vasta produzione di opere del Monet, la sintesi di esposizione della Finicelli è stata comunque tale da avere un panorama pressoché completo dell’artista anche raffrontato con suoi contemporanei – dei quali sono state illustrate opere importanti – lasciando un senso di appagatezza nel pubblico al termine della serata, in un’atmosfera da preludio ad un nuovo incontro con un altro artista da scoprire, ma a data da destinarsi.  

Recensione di Karmel Attolico