Affidamento

L'istituto dell'affidamento nasce con la specifica funzione di garantire il corretto sviluppo psicofisico del minore.
A volte può accadere che i minori nascano in condizioni così disagiate, da dover essere sottratti ai loro genitori.
La Costituzione italiana all'art. 30 dice: "È dovere e diritto dei genitori mantenere, istruire ed educare i figli, anche se nati fuori dal matrimonio.
Nei casi di incapacità dei genitori, la legge provvede a che siano assolti i loro compiti".
 L'art.147 del codice civile aggiunge che i genitori devono tener conto, nel processo educativo, "delle capacità, dell'inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli".
Se queste condizioni, necessarie per la formazione del minore, non si realizzano per una incapacità dei genitori (si pensi al padre che sconta una condanna alla reclusione per 10 anni ed alla madre prostituta), ed il minore cresce in una condizione che danneggia la sua personalità, lo Stato potrebbe sottrarlo alla famiglia d'origine e darlo in affidamento.
Potrebbe anche capitare che siano gli stessi genitori a dare il consenso per l'affidamento del figlio, soprattutto nei casi in cui si rendano conto dello stato miserevole in cui versano.

CHI PUO' RICHIEDERE L'AFFIDAMENTO 
La disciplina dell'affidamento prevede che possano accogliere il minore da affidare:
- i parenti entro il quarto grado;
- le famiglie con dei figli minori (che hanno sempre la preferenza determinata dalla prassi giudiziaria);
- le persone singole, anche non coniugate, che sono comunque in grado di costituire un'alternativa migliore a quella dell'istituto (casa di accoglienza) in cui il minore è momentaneamente alloggiato.

Coloro che decidono di prendere in affidamento il minore gli debbono garantire:
- affetto;
- mantenimento;
- istruzione;
- soddisfacimento dei bisogni (anche di carattere superfluo).

Se il minore ha un'età di quattordici o più anni, è necessario il suo consenso ad essere affidato.

DURATA DELL'AFFIDAMENTO
L'affidamento è temporaneo, quindi il tribunale dei minori deciderà, caso per caso, il tempo in cui il minore dovrà essere affidato. Dopo che è trascorso il termine di affido, indicato dal tribunale dei minori, il fanciullo dovrà tornare presso la famiglia d'origine, a condizione che sia migliorata dal punto di vista:
- economico;
- sociale;
- lavorativo.

La famiglia affidataria ha degli obblighi solo nei confronti del minore affidato e solo per il tempo dell'affidamento; nessun obbligo nasce rispetto alla famiglia d'origine del minore.
Il minore mantiene il suo cognome ed il proprio stato anagrafico d'origine.
Non si crea alcun vincolo familiare tra il minore affidato e la famiglia che lo ha in affidamento.

Se l'affidamento si protrae per un tempo molto lungo, a causa del fatto che il minore è impossibilitato a tornare nella famiglia di origine (per le condizioni difficili in cui questa continua a versare), esiste la possibilità di trasformare l'affidamento in adozione.