Adozione

STORIA E SOCIOLOGIA
L'istituto dell'adozione è antico, già le civiltà pre-romaniche lo utilizzavano al fine di ampliare il numero dei componenti della famiglia, con la finalità di avere un peso politico, militare e lavorativo maggiore, di quello a cui avrebbero potuto aspirare, contando solo sui propri figli e parenti.

I romani modernizzarono l'istituto, rendendolo simile a quello che conosciamo oggi; infatti chi decide di ricorrere all'adozione, attualmente, è spinto da necessità quali:
- il dare prosecuzione al cognome della famiglia, che in assenza di figli legittimi (che nascono da Padre e Madre, sposati) o nipoti si andrebbe ad estinguere;
- il desiderio di poter costruire un nucleo familiare che in assenza di figli legittimi (vedi sopra) non potrebbe avverarsi;
- il dare e ricevere quell'affetto che è proprio solo dei figli rispetto ai genitori;
- ecc....
Anche per le popolazioni antiche i motivi che portavano ad adottare si possono ricondurre a queste radici comuni.

DISCIPLINA ATTUALE
Attualmente l'istituto dell'adozione conosce i seguenti tipi:
1) adozione del minorenne;
2) adozione del maggiorenne;
3) adozione internazionale.
Tratteremo la spiegazione dell'istituto facendo riferimento alle singole tipologie che abbiamo indicato, questo perché ad ogni tipo di adozione fa riferimento ad una normativa specifica.
Le tre discipline adottive hanno solo un effetto in comune: quello di dare la piena equiparazione giuridica (cioè l'essere trattati allo stesso identico modo dalla legge) tra figli adottati e figli legittimi, che sono quelli nati nell'ambito di un matrimonio legittimo. Il governo ha recentemente modificato le norme del codice civile, attuando la piena equiparazione giuridica anche tra figli legittimi e figli naturali, cioè quelli nati da un rapporto extra matrimoniale (si pensi ai figli nati da relazioni clandestine con amanti, o a figli nati tra conviventi che non siano sposati).

1. ADOZIONE DEL MINORENNE
E' un istituto a cui possono ricorrere solo le coppie che sono regolarmente sposate, cioè che abbiano contratto un matrimonio civile (laico, svolto innanzi all'ufficiale giudiziario del comune di residenza) o concordato (svolto davanti ad un ministro del culto religioso, che si impegna a trascrivere il matrimonio che ha celebrato nei registri di stato civile del comune).

Questa informazione ci fa capire che la legge italiana esclude dal ricorso all'istituto dell'adozione le coppie di fatto, quindi quelle coppie che convivono senza essere sposate, tra cui rientrano anche quelle costituite da persone dello stesso sesso.
La domanda di adozione è fatta in carta semplice al giudice, Presidente del Tribunale, che avvia la procedura di valutazione della coppia degli aspiranti adottandi.
Altra condizione per poter adottare è quella dell'età, infatti gli adottandi per adottare un minore devono superare almeno di 18 anni nel minimo e di non più di 45 anni nel massimo, l'età dell'adottato.
Esempio: se Tizio e Lucrezia, hanno 36 anni di età, potranno adottare un minore da 0 a 18 anni, ma non potranno adottare una persona di 19 anni, perché la differenza di età sarà di diciassette anni, mentre la legge ne richiede diciotto. Ancora, se Caio e Armida, hanno 65 anni, non potranno adottare un quindicenne, perché la differenza di età sarà di cinquanta anni, potranno però adottare un quarantenne, perché la differenza di età tra loro è di 25 anni.
L'eccezione vuole che la regola dell'età possa essere derogata se ricorrono particolari condizioni che, previo accertamento e disposizione del giudice, permettono di evitare che il minore soffra di un danno psicologico. Ad esempio, la coppia di zii settantenni potrà adottare il nipote quindicenne, se l'alternativa che si prospetta è tra loro e l'orfanotrofio.
I coniugi che fanno domanda di adozione dovranno dimostrare di avere una condotta familiare unita, che assicuri un benessere psicofisico all'adottato.
Devono far si che l'adottato segua le sua aspirazioni ed inclinazioni naturali.
Il minore che ha compiuto i 14 anni, deve prestare il proprio consenso a poter essere adottato, questo consenso è imprescindibile.
Prima della pronuncia definitiva di adozione da parte del giudice è previsto un periodo di “prova”, chiamato affidamento preadottivo, che permette di verificare se gli adottanti si trovano bene con l'adottato e viceversa, a seguito di un periodo di convivenza.
Al termine di questo periodo di prova, il giudice decide dell'adozione, accogliendo o respingendo la richiesta delle parti tramite sentenza.

2. ADOZIONE DEL MAGGIORENNE
È l'istituto con il quale si procede all'adozione di persone che hanno 18 anni o più.
Questo tipo di adozione risulta interessante perché permette di poter ricorrere all'istituto dell'adozione anche:
- per coloro che non sono sposati;
- per le coppie di fatto;
- per i single (quindi anche i gay e le lesbiche possono ricorrervi).

Queste sono le tre linee fondamentali che si susseguono nel corso di questo tipo di adozione:
1) in primo luogo si procede effettuando una richiesta in carta semplice (da presentare al Presidente del Tribunale, che effettuerà una valutazione.

La documentazione da presentare da parte dell'adottante:
- copia integrale dell’atto di nascita; 
- certificato di matrimonio (se coniugato) o di stato libero (se celibe o nubile); 
- certificato di stato di famiglia dell’adottante; 
- certificato di residenza; 
- atto notorio attestante che chi intende adottare non ha figli legittimi, legittimati, naturali o adottivi; 

La documentazione da presentare da parte dell'adottando: 
- certificato di nascita; 
- certificato di stato di famiglia; 
- certificato di matrimonio (se coniugato) o di stato libero (se celibe o nubile) dell’adottando 
- certificato di morte dei genitori dell’adottando, se deceduti (se viventi occorre il loro assenso, provato con dichiarazione autenticata da notaio, cancelliere o segretario comunale). 

2) è necessario che le parti (quindi l'adottante e l'adottato) esprimano il loro consenso a che avvenga l'adozione;
3) a questo consenso, segue la valutazione da parte del giudice, che con sentenza dichiara la domanda di adozione: accolta (quindi si può adottare) oppure respinta (quindi non si potrà adottare).

I requisiti per poter adottare un maggiorenne sono i seguenti:
1) avere compiuto almeno 35 anni di età;
2) in ogni caso, si deve superare di almeno 18 anni l'età della persona che si intende adottare (quindi se Tizio ha 40 anni, non potrà adottare un trentenne, viceversa potrà adottare un ventenne o un ventiduenne);
3) non avere già dei figli, legittimi o naturali;
4) nel caso l'adottante abbia una moglie, oppure abbia una moglie e dei figli, se vuole adottare ha necessità di avere il loro consenso;
5) se l'adottato ha una moglie o dei figli maggiorenni, è necessario che diano il loro consenso a che avvenga l'adozione;
6) il consenso dei genitori dell'adottando, se viventi.

Eccezioni: 
- in casi straordinari potrà ricorrere all'adozione anche colui che non abbia ancora compiuto i 35 anni ma ne abbia già 30;
- nel caso vi siano dei figli maggiorenni è necessario il loro consenso;
- nel caso i genitori dell'adottando siano vivi, è necessario il loro consenso.

Nei casi 4,5 e 6, se il consenso è negato da chi è chiamato ad esprimerlo, senza che ci sia un motivo che il giudice ritiene degno di nota, sarà pronunciata comunque adozione a favore dell'adottante o dell'adottato.

COGNOME
La persona adottata assume il cognome del padre che lo adotta, se invece la persona che adotta è la moglie, l'adottato prenderà il cognome della donna.
Il cognome della famiglia che ha adottato il maggiorenne è anteposto al cognome di origine dell'adottato. Esempio: se Carlo Rossi (che è maggiorenne al momento dell'adozione), viene adottato dalla famiglia Verdi, sul suo stato anagrafico risulterà questa denominazione : Carlo Verdi Rossi (viene anteposto al cognome di origine quello della famiglia Verdi, che ha adottato).

OBBLIGHI
L'adottato ha verso la famiglia che lo adotta gli obblighi che sono previsti per i figli legittimi, dal diritto al mantenimento al diritto alla successione ereditaria. Egli conserva i medesimi obblighi anche nei confronti della famiglia d'origine.
La famiglia adottante non ha nessun obbligo verso la famiglia dell'adottato.

REVOCA DELL'ADOZIONE
L'adozione può essere revocata dal giudice se intervengono dei fatti che determinano uno stato di indegnità dell'adottato (il commettere il reato di patricidio o fratricidio, ecc...); l'indegnità si determina quando il delitto è punito con la pena della reclusione non inferiore a tre anni nel minimo.

EREDITA' E TESTAMENTO
La persona adottata entra a far parte della categoria di coloro che succedono nei beni del padre adottivo quando questo morirà.
Diciamo subito che i figli adottati sono considerati legittimi (come quelli che nascono nell'ambito di un matrimonio tra uomo e donna). Lo specifica l'art. 536 del codice civile al secondo comma.
L'adottante non può accedere ai beni che l'adottato ha ricevuto da parte della sua famiglia d'origine.
L'adottato ha diritto nel succedere al patrimonio della persona che lo ha adottato.
Per le singole specificazioni attinenti alle ripartizioni delle quote ereditarie, rinviamo al tema trattato nella stessa sezione giuridica (Eredità e Testamento).

3. ADOZIONE INTERNAZIONALE
L'adozione internazionale è la disciplina che permette di adottare dei minori da parte di coppie sposate, che hanno la cittadinanza italiana e siano residenti sul territorio dello stato italiano, oppure all'estero.
Quindi sono escluse da questa formula adottiva le coppie di fatto, dato che in questo settore non hanno alcun tipo di riconoscimento.
Questo tipo di adozione è molto complessa, chiama in causa i tribunali italiani ed esteri, il Ministero per gli Affari Esteri italiani ed il mondo del lavoro.
La disciplina prevede infatti che possano essere concessi, ai lavoratori che intendono adottare all'estero, dei permessi lavorativi (che consentono di assentarsi dal luogo di lavoro, in modo giustificato), al fine di recarsi all'estero per effettuare quelle procedure necessarie all'adozione.
È chiamato in causa il Ministero per gli Affari Esteri italiano perché sarà lui a guidare lo scambio di documentazione con il Ministero degli Esteri straniero, necessario per procedere al trasferimento del minore straniero da adottare in Italia.
Infine sono coinvolti i tribunali, quelli dello stato estero in cui adottare il minore, che dovranno cederlo alla famiglia italiana e quelli dello stato italiano, che dovranno riconoscere la sentenza (con cui è disposta l'adozione) emessa dal giudice straniero.
La disciplina giuridica per questo tipo di adozioni varia a seconda del tipo di stato estero in cui si intenderà effettuare l'adozione del minore; indichiamo la convenzione internazionale a cui fanno riferimento gli Stati (attraverso il Ministero degli Esteri) ed i giudici (che devono vagliare il rispetto della procedura di adozione): Convenzione dell'Aja 29 maggio 1993.