Approfondimenti Eredità e Testamento

IL TESTAMENTO
Il testamento è un atto solenne con il quale ognuno può disporre di tutte le proprie sostanze o di parte di esse, per il tempo in cui avrà cessato di vivere.
Per la validità di tale atto è richiesta la forma scritta ed è comunque possibile, in ogni momento, per il testatore, revocare, quindi modificare nonché annullare lo stesso.
Le forme ordinarie di testamento sono il testamento olografo (scritto di proprio pugno) e quello per atto di notaio (che può essere pubblico o segreto).
Se l’atto disposto da un notaio, pur essendo dotato di maggior formalità, può rappresentare, in certi casi, un onere economico difficile da sopportare, si può far ricorso al testamento olografo (vedi esempio allegato).
Per far sì che il testamento olografo sia valido sono necessari tre requisiti:

1. l'autografia
2. la data
3. la sottoscrizione

Il testatore non è obbligato a comunicare a nessuno di avere fatto un testamento olografo e può depositarlo dove preferisce (per es. in una cassetta di sicurezza, nasconderlo in casa, o depositarlo da un notaio).
Bisognerà quindi considerare, caso per caso, l’utilità cui andranno incontro gli eredi qualora il defunto abbia predisposto, per tempo, un testamento.
Varrà, a tal proposito, ricordare che tale utilità si manifesta soprattutto quando è maggiore l’intreccio familiare che si lascia. Si pensi, ad esempio, ad un soggetto che un tempo è stato sposato, che dal matrimonio ha avuto dei figli e che poi, separatosi dalla moglie, ha deciso di passare il resto della sua vita con un compagno o una compagna.

L’EREDITA’
L'eredità è l'insieme di tutti i diritti patrimoniali attivi, cioè i crediti, e passivi, quindi i debiti lasciati dal defunto.
A seconda che il defunto (detto de cuius) abbia lasciato o meno testamento, l’eredità può essere devoluta per legge e si avrà, in tal caso,una successione legittima, cioè i beni si divideranno tra gli eredi a seconda del grado di parentela, oppure per testamento, (che si definisce successione testamentaria).
Per legge una parte di eredità è riservata ai parenti più stretti (i cosiddetti legittimari). Una quota minima di eredità spetta loro in ogni caso, anche se non si è avuto più alcun rapporto con loro (vedi tabella allegata).

Il patrimonio ereditario quindi è costituito da:

- la quota disponibile (di questa il testatore può disporne a favore di chiunque);
- la quota indisponibile, detta anche quota di legittima (di questa il testatore non può disporre, e spetta, per legge, ai legittimari, cioè, come si è detto sopra, ai parenti più stretti).

L'entità della quota disponibile dipende dal numero e dal tipo di legittimari.
Bisogna quindi tener presente, quando si redige testamento, che le disposizioni che si vanno ad elencare non possono ledere i diritti dei legittimari.
Facciamo un esempio. Un genitore che decide di fare testamento, non può disporre a suo piacimento di tutto il patrimonio, escludendo il figlio, perché magari non ha più alcun rapporto con lui o perché non lo vede da anni. Un figlio quindi non può essere diseredato dal padre.
Bisogna quindi tener presente quali sono i familiari che ereditano per legge se non vi è un testamento. Questi sono:

• Coniuge
• Figli
• Fratelli (se mancano i figli)
• Ascendenti (se mancano i figli) [gli ascendenti sono genitori, nonni, bisnonni..]
• Altri parenti entro il 6° grado (solo se unici eredi, cioè se non ci sono i parenti sopra elencati)

Qualora si decida di scrivere un testamento invece, i familiari che erediteranno per legge comunque, a prescindere dalle disposizioni che si vorranno scrivere, sono:

- Coniuge
- Figli
- Ascendenti (se mancano i figli)

A differenza del primo caso, come si nota, i fratelli del de cuius non rientrano tra gli aventi diritto.
Occorre tener presente che l'erede risponde dei debiti del de cuius, anche se i debiti oltrepassano il valore delle attività ereditarie, a meno che l'eredità non venga accettata con il beneficio d'inventario.
Quindi, qualora non si abbia piena e assoluta conoscenza delle attività economiche del defunto, e per evitare di dover pagare con il proprio patrimonio i debiti contratti dal de cuius, converrà chiedere che venga fatto un elenco dei crediti e dei debiti (l’inventario appunto), eseguito il quale, si potrà valutare, con maggior consapevolezza, se convenga o meno accettare l’eredità.
Nel caso di una coppia di fatto il convivente non è né legittimario né successore, quindi per legge non gli spetta nulla.
Non è neppure possibile inserire disposizioni in una convenzione stipulata dalla coppia di fatto, dichiarando di voler lasciare i propri bene al convivente, perché in tal caso si incorrerebbe nel divieto stabilito dall’art. 458 cod. civ. (“E’ nulla ogni convenzione con cui taluno dispone della propria successione”).
Pertanto è possibile disporre di lasciti a favore del proprio convivente solo per quanto riguarda la quota disponibile, e senza che questi ledano i diritti dei legittimari.
Uno strumento a tutela del proprio partner può essere la stipula di un “contratto di convivenza”, con il quale si possono disciplinare, tra le altre cose, il diritto di abitazione, l’obbligo di versare mensilmente una determinata somma al convivente o disporre una comunione di beni tra conviventi.
Infine, per quanto concerne aspetti pratici, come ad esempio nel caso esista un conto corrente bancario cointestato, questo appartiene ad entrambi gli intestatari per la metà; per cui alla morte di uno, la metà del saldo spetterà a chi succede al defunto (ma in assenza di testamento nulla spetterà al semplice convivente), mentre l’altra metà è del superstite.
Ad esempio immaginiamo che Tizio convive con Caio (che è padre di due figli avuti da un precedente matrimonio) e che hanno un conto cointestato. Caio muore senza aver fatto testamento; in tal caso la metà del conto rimarrà sì a Tizio ma l’altra metà andrà ai figli di Caio. Se invece Caio avesse fatto testamento avrebbe potuto indicare che la quota disponibile della sua eredità (sempre riferendoci solo al conto corrente) sarebbe stata di Tizio.